I rozzi tentativi di manipolare la storica vittoria del NO

 

 

   Era prevedibile che all’indomani della storica vittoria del NO nel referendum sulla riforma costituzionale sarebbero stati posti in atto vari tentativi per manipolare, falsificare e mistificare il significato di un pronunciamento popolare inequivocabile, secco e irreversibile, che ha sferrato un cazzotto micidiale alle velleità bonapartiste di un ‘maledetto toscano’ e della cricca che lo attornia. Non era forse prevedibile che quei tentativi, di cui si sono fatti carico alcuni intellettuali di corte operanti negli apparati accademici e giornalistici, sarebbero stati contraddistinti da un tasso di irrazionalismo cognitivo e di pacchianeria formale come quello che hanno esibito alcuni esponenti di questo ‘demi-monde’ mercenario.

 

   La prima forma di comunicazione deviante si può allora riassumere nel paradigma miracolistico, secondo cui la riforma costituzionale, riducendo il pluralismo e neutralizzando il conflitto, avrebbe magicamente prodotto un paese non solo più democratico e più efficiente, ma anche più onesto, poiché  avrebbe messo fine alla corruzione di politici e cittadini e recato inestimabili vantaggi ad un mondo del lavoro riottoso che non vuole piegarsi alla logica della modernizzazione capitalistica. Sennonché l’apice della mistificazione viene raggiunto, con personaggi come Galimberti, Serra e Cacciari, da una seconda forma di comunicazione deviante, la quale afferma che, indipendentemente dal contenuto e dalla direzione, ‘cambiare è giusto’. Al miracolismo della prima forma di comunicazione questa aggiunge il fanatismo futuristico del ‘nuovo’ e la dichiarata distruzione della ragione. La terza forma di comunicazione è l’interpretazione del voto referendario, che ha proposto, rinverdendo su un altro versante i fasti della stagione del sociologo Alberoni, lo psicoanalista Recalcati, laddove ovviamente il NO, riservato agli adulti e agli anziani, sarebbe espressione di odio impotente e il SÌ, attribuito ai giovani (si è poi visto con quanta pertinenza), del coraggio di osare e di desiderare. Naturalmente esula del tutto dalle intenzioni di questa congrega di irrazionalisti qualsiasi impegno nella ricerca del rigore logico, mentre è evidente il duplice sforzo di convertire in verità intellettive opinioni triviali e di conferire dignità di ragionamento a mitemi dozzinali. Sfugge così necessariamente a questi mediocri sofisti quella che Hegel definiva “l’immane potenza del negativo”, da cui hanno sempre tratto origine e forza i grandi movimenti di emancipazione della storia nel loro inesorabile procedere con il ritmo dialettico delle negazioni determinate.

 

   Nei giorni che sono seguiti al risultato del referendum, perciò dopo la pesante bastonata scaturita dalle urne, che li ha colpiti sulla schiena, tutti i commentatori attivi nel sistema cartaceo e digitale della menzogna organizzata hanno finalmente scoperto il volto cupo dell’impoverimento, della disperazione e della tensione sociale, che si leva da ogni piega del nostro paese e preannuncia la grande rottura. Nel frattempo i politicanti del blocco social-liberista ostentano i loro volti sorridenti nella foto di gruppo di un governo che è la fotocopia oltraggiosa di quello che ha imposto al paese il referendum sulla riforma costituzionale. Che dire se non che sono individui senza vergogna? Il disastro è infatti molto più grave ed esteso di quanto si ammetta e i prossimi mesi e anni lo confermeranno a josa. È un disastro che chiama in causa l’insieme della classe dirigente italiana ed europea, poiché essa si è illusa che dopo il 1989 e il 1991 il capitalismo vittorioso non avesse più bisogno né del consenso effettivo del popolo lavoratore né di un minimo coefficiente di giustizia sociale. E tuttavia, per tornare ai nostri casi, molti di questi sciagurati del Partito democratico, pensando di avere il 40 per cento dell’elettorato dalla loro parte, insistono ancora con il gioco delle tre carte per regalarci, secondo l’uso greco, altri doni, a cominciare dalla legge elettorale. Ma costoro vivono in un’altra dimensione rispetto al resto del paese reale e parlano solo a se stessi. Non vi è alcun dubbio che con loro la resa dei conti non è finita.

 

 

 

Eros Barone

 

 

 

12 Dicembre 2016

 

Circolo Culturale Proletario di Genova